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Trump picconatore o Capo di Stato?

di Marco Sarra -

E' innegabile che l'ascesa che ha portato Donald Trump alla 45esima Presidenza degli Stati Uniti d'America, abbia scatenato una serie di controversi pensieri ed azioni, quasi come se avesse dato una scossa ad una politica sonnolenta e controversa come quella a cui Obama ci aveva abituato.
Per alcuni suoi pensieri, per alcune frasi dette in campagna elettorale possiamo sicuramente affermare che Trump ci risvegli il ricordo di un nostro uomo politico democristiano che per le sue decisioni venne definito "Il picconatore", ci riferiamo a Francesco Cossiga.
Per i nostri più giovani lettori, che forse non lo ricordano o conoscono bene, diamo una breve descrizione di Francesco Cossiga, uomo politico e giurista italiano (Sassari 1928 – Roma 2010). Deputato e senatore della DC, nelle cui vesti fu ministro, presidente del Consiglio e presidente del Senato, nel 1985 venne eletto ottavo presidente della Repubblica; praticamente un pezzo di storia italiana, è stato anche definito il "picconatore" per le sue celebre frasi pungenti come fendenti che hanno fatto la storia della cronaca politica italiana. L'ultima fase del suo settennato fu caratterizzata da una marcata accentuazione del peso politico-istituzionale della figura presidenziale, concretizzatasi in una serie di prese di posizione in cui Cossiga criticò i limiti e i difetti della vita istituzionale e politica del paese.
Ecco perchè nella trattazione dell'ideologia di Trump abbiamo voluto fare un raffronto così diretto, senza dubbio di smentita un parallelo fra i due personaggi si potrebbe cogliere anche con le pur significative differenze fra i due politici. Di fatto Trump con le sue idee ha avuto un effetto muro del suono nella politica mondiale, un bang che ha sconquassato e diviso fra suoi sostenitori e suoi avversari diretti; non vogliamo in questo articolo dare alcun giudizio ma portare ad una riflessione personale ogni nostro lettore.
In questi mesi si è fatto un gran parlare delle presidenziali USA: dei suoi discorsi in campagna elettorale che i suoi più acerrimi avversari hanno definito come figuracce di Trump, dallo scandalo delle email e il malore di Hillary Clinton sua avversaria nella corsa alla presidenza degli States, fino all’acclamatissimo discorso presidenziale degli Obama, in Italia abbiamo seguito con molta attenzione la corsa alla Casa Bianca del 2016. Quali sono i punti essenziali della politica del nuovo Presidente e quali i punti salienti della sua campagna elettorale?
La stampa americana progressista, si è affrettata a giudicare così il tycoon, ha definito infatti questa sua ascesa come "uno scenario terribile e catastrofico", su cui non tutti sono d'accordo. Il candidato repubblicano ha illustrato quali sarebbero gli interventi su cui si concentrerà una volta eletto presidente degli Stati Uniti nei primi 100 giorni alla Casa Bianca; Donald Trump intende di fatto agire in questo modo: costruire un muro ai confini con il Messico, infatti ha già firmato questo provvedimento mantenendo la promessa; rimpatriare 2 milioni di immigrati illegali presenti su suolo americano senza averne diritto, anche questa ci appare una misura condivisibile in virtù dei costi che lo Stato dovvrebbe far sostenere ai cittadini come mantenimento; punire con 5 anni di carcere chi entra illegalmente negli Stati Uniti poichè di fatto non rispetterebbe le leggi americane in materia di immigrazione; rompere diversi accordi commerciali e trattati di scambio internazionale (TTIP) che di fatto agevolerebbero la Grande Finanza Industriale a scapito del popolo e dei più deboli; dichiarare guerra commerciale alla Cina, accusata di concorrenza sleale nei confronti delle aziende americane, oltrettutto con prodotti dannosi per la salute pubblica; abolire l’Obamacare, la riforma sanitaria istituita da Obama, infatti è stato il suo primo provvedimento firmato il giorno del suo insediamento; approvare un decreto fiscale per tagliare le tasse della classe media del 35% per ridare nuova linfa vitale all'economia.
Tutto questo, secondo Trump e molti economisti a livello mondiale, servirebbe per far crescere l’economia americana, creare centinaia di migliaia di posti di lavoro e far diminuire la criminalità. Il piano del tycoon, questo è il suo soprannome,come da lui detto nel discorso di insediamento alla nazione, è quello di “rilanciare il destino del nostro Paese, il suo grande sogno, con coraggio e audacia”.
Dal punto di vista economico l'intenzione di Trump sarebbe quella di spingere verso una "significativa crescita del PIL, creare un enorme numero di posti di lavoro per gli americani e un aumento dei salari per i lavoratori che non pagheranno più del 15% del reddito d’impresa in tasse e l’America sarà di nuovo competitiva a livello globale”.
Nel suo programma elettorale infatti è ben chiara una sua definizione: “L’America ha bisogno di un piano audace, semplice e realizzabile in base a principi economici conservatori”.
Ma il nuovo Presidente tratta anche lo spinoso problema del terrorismo e anche in questa sua particolare presa di coscienza è fermo e ben deciso nel contrastare il fenomeno Isis, dice infatti l’8 Dicembre 2015 il Tycoon con estrema chiarezza sul tema musulmani e islam, chiarendo la sua volontà di chiudere le frontiere ai cittadini di questa particolare religione. Il motivo? “C’è grande odio verso gli americani tra una grande fetta della popolazione musulmana”. Ma non finisce quì il tycoon pensiero e va molto oltre asserendo che "Rafforzeremo le vecchie alleanze e ne creeremo di nuove e uniremo il mondo civilizzato contro il terrorismo dei musulmani radicali, che toglieremo dalla faccia della Terra”.
Quello di Trump è un discorso identitario, che mira a risuonare nelle emozioni di quante più persone possibile. La politica estera non si ferma però solo alla considerazione americana, Trump rivolge oltre confine il suo pensiero a 360° anche sulla situazione dei profughi siriani in Europa; commentando l’atteggiamento della cancelliera Angela Merkel, afferma “Non possiamo farli entrare. Sono un cavallo di Troia. Abbiamo già troppi problemi. Angela Merkel ne ha accolti un milione? Che si vergogni!“. Come dargli torto?
Decisamente le sue idee sono un notevole dietrofront rispetto alle politiche espansioniste e militari attuate da Obama, a cui nonostante le guerre venne dato il premio Nobel per la pace, oggi sappiamo tutti con esterma sincerità che il fattore terrorismo Isis è stato creato dalle sue politiche espansionistiche e poco equilibrate.
Prendendo coscienza di questo annoso problema così si esprimeva, contro Obama, il tycoon nella sua campagna elettorale: “Non abbiamo idea di chi siano, non abbiamo idea da dove vengano. In questo momento possono entrare grazie alla debolezza di Obama, ma se divento presidente non rimarranno qui, torneranno in Siria, che ci siano zone di sicurezza o qualcos’altro”.
Da non sottovalutare in tema di immigrazione anche un'altra importante decisione che vada nel senso della salvaguardia dell'America e degli americani, per cui secondo il neo eletto Presidente debba essere necessario anche "Eliminare il diritto di cittadinanza per nascita".
Anche nel suo discorso alla Nazione nel giorno del suo insediamento e dopo il giuramento Trump conferma le sue doti di picconatore, si pone dalla parte del popolo come nessuno aveva fatto prima di lui, pronuncia sicuramente frasi ad effetto come:
"E' giunto il momento di cicatrizzare le ferite, il popolo americano è uno solo e dobbiamo essere uniti. A tutti i repubblicani e democratici e indipendenti nel Paese, io dico è arrivato il momento di essere un popolo unito. Lo prometto a tutti i cittadini del Paese. Sarò il presidente di tutti gli americani e questo è estremamente importante per me. Nessuno resterà indietro - promette - l'America tornerà a essere il numero uno. Tutti gli americani godranno dell'opportunità di sprigionare appieno il loro potenziale ".
Celebre restarà una sua frase decisamente rilevante che ne fa il beniamino del popolo, di tutte quelle persone che hanno voluto prendere il distacco dalla sua avversaria ponendosi decisamente dalla parte di Donald Trump; nel suo discorso si avvicina al popolo, lo chiama a se e quasi come un buon padre di famiglia apre ad una visione democratica dicendo "Da oggi il potere torna al popolo e ci saranno due regole da seguire:comprate americano e assumete americano". Decisamente il suo discorso va oltre, anzi annulla il pensiero della globalizzazione che si è dimostrato quanto di più pericoloso ed inutile per le popolazioni Europee ed Americana, in questo ha decisamente dato una "picconata" rilevante alle politiche espansionistiche e poco attente alle persone deboli, insomma si è presentato come un Capo di Stato attento ai meno fortunati, riflessivo nella sua immagine istituzionale ma anche deciso e prodigo verso l'America; il suo precedessore aveva coniato il motto "Yes we can" che ha distinto Obama durante tutta la sua presidenza, ebbene Donald Trump anche in questo ha dato una decisa linea di cambiamento e non si è sottratto al confronto dialettico interpretativo asserendo una sua versione che sia distintiva della ideologia nuova politica americana, ha infatti coniato la sua frase "Make America Great Again".
Abbiamo aperto con un titolo e chiudiamo con la stessa domanda che lasciamo alla libera interpretazione dei nostri lettori, per voi Trump è un picconatore, una Capo di Stato o anche tutte e due le versioni in ottica progressista?


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