Lo stato faccia la sua parte per il decollo di Alitalia - Il Popolarista - Il blog di politica, cultura e società
Ti trovi qui
Home > Prima Pagina > Lo stato faccia la sua parte per il decollo di Alitalia

Lo stato faccia la sua parte per il decollo di Alitalia

dalla Redazione -

Si è tenuta oggi la conferenza stampa dell' On. Gianfranco Rotondi, , segretario nazionale di Rivoluzione Cristiana, presso la camera dei deputati.

Con Gianfranco Rotondi, sono intervenuti anche Federico Tremarco, dirigente nazionale del partito, e Fabio Frati, della segreteria nazionale CUB TRASPORTI.

Tema della conferenza, una disamina della situazione Alitalia e la proposta politica di Rivoluzione Cristiana per il decollo della compagnia.

La storia di Alitalia è stata nel tempo un susseguirsi di aiuti volti a dotarla di una dimensione industriale che le permettesse di rimanere sul mercato generando utili. Sono stati diversi nel tempo i piani industriali, paventati come soluzione finale all’emoraggia di denaro pubblico causato dai ricorrenti collassi finanziari della compagnia.

I risultati di questi piani sono sotto gli occhi di tutti, quello che nessuno dice è che tutti i piani sono stati pensati non per gestire Alitalia al meglio, ma per favorire probabilmente l’uno o l’altro attore, in primis le banche che hanno finanziato progetti industriali non utili allo scopo (es. l’ampliamento della capacità operativa di AirOne) o per “pompare” denaro in alcuni fornitori con contratti non proprio "ottimali", così da migliorarne l’appeal di mercato (es. Poltrona Frau alla quale è stata assegnata la fornitura delle fodere dei nuovi sedili della flotta).

La prova del fatto che Alitalia è sempre stata veicolo di soldi verso altre aziende su richiesta delle banche e degli azionisti, è data dalla cronica mancanza di investimenti nella flotta di lungo raggio, soluzione che ad ogni salvataggio viene sempre dichiarata come risolutiva ma che nei fatti viene sempre disattesa.

Le più forti compagnie mondiali oltre che ad investire sulle flotte di lungo raggio hanno investito anche sulle persone, poiché in un business così competitivo e costoso sono necessarie competenze specifiche ed una forte attenzione ai particolari per controllare perfettamente la base costi ed agire prontamente sui ricavi.

Ad esempio, si pensi che un piccolo sensore di temperatura installato su di un motore di aeromobile può costare circa 6000 Euro contro i 10 di quello installato in una normale autovettura. Con questi costi si potrebbe immaginare di dedicare una persona al controllo della perfetta efficienza di questi materiali per accertarsi che non vengano gettati per errore, così come fatto dalle maggiori compagnie aeree. Alitalia per essere sicura di non effettuare questi possibili "saving", negli anni, ha dismesso tutto il polo manutentivo che era uno dei punti di eccellenza della nostra industria, svendendo attrezzature costate milioni ai partner quali Air France, migliorando le loro possibilità tecniche, ma distruggendo, di fatto, le nostre, andando a trasferire i tecnici appartenenti alle officine nelle portinerie dei vari edifici in beffa ai cospicui costi che negli anni erano stati sostenuti per il loro addestramento di eccellenza.

Tutta questa distruzione dei posti di lavoro connessi con le aree di manutenzione ha portato le capacità tecniche dell’Area Tecnica di Alitalia a livelli bassissimi, si pensi che oggi le uniche officine attive sono quelle relative alla riparazione dei forni e delle macchine del caffè che presentano complessità ben differenti da quella dei computer di volo che venivano riparati sino a qualche anno fa.

La via per rilanciare Alitalia è semplice, e passa per la creazione di un management veramente legato alle sorti dell’azienda con competenze specifiche di alto livello, con la missione di agevolare la crescita interna delle persone in un ottica meritocratica, trovando investitori per l’azienda che vogliano realmente sviluppare le attività e creare posti di lavoro.

Tutte le soluzioni con acquirenti esteri hanno sempre portato ad un impoverimento dell’azienda perché tutti hanno spostato le attività migliori e più redditizie a casa loro lasciando all’Alitalia soltanto il compito di pagare il conto.

La via per il rilancio della nostra compagnia di bandiera e quindi del paese, può passare soltanto per aziende italiane che possono sviluppare sinergie con Alitalia.  In questo lo Stato deve giocare il ruolo principale.

Ad esempio, con un investimento di Ferrovie dello Stato si potrebbe dar vita ad un polo per la mobilità integrato che favorendo l’intermodalità andrebbe a ridurre la necessità di operare con aeromobili quelle tratte che in durata temporale sono in concorrenza con il treno e che rimangono attive esclusivamente per alimentare l’hub per i voli intercontinentali. L’unione di Ferrovie dello Stato, Alitalia, come anche ANAS, avrebbe anche un beneficio per la proposizione sul web con un unico sito, così da permette ai passeggeri di acquistare in un unico biglietto sia le tratte ferroviarie che quelle aeree, facilitando l’acquisto anche per i passeggeri stranieri e garantendo un unico punto di  proposizione per il “Turismo in Italia”. Stessa cosa anche per le biglietterie dislocate sul territorio, con un mutuo beneficio sui costi e sulla disponibilità di posti di lavoro.

Lo sviluppo tecnico potrebbe essere garantito dall’ingresso di Leonardo che facendo sinergia con l’area di manutenzione potrebbe portare quei capitali freschi necessari allo sviluppo delle competenze tecniche andando a sviluppare nuove possibilità di lavoro e migliorando l’efficienza sui costi del vettore visto che gli stessi servizi acquistati da provider terzi portano sicuramente ad un maggior costo per la necessità di garantire un profitto a chi gestisce l’attività.

Sicuramente sarà necessario trovare un alleato commerciale per Alitalia che la aiuti a migliorare l’offerta di voli, ma tale alleanza può essere sviluppata pensando ai benefici comuni e non a dei vantaggi unilaterali.

Con il trasporto intermodale, l'Italia potrebbe allinearsi al modello adottato con successo da altri stati europei.

Non dimentichiamoci che la crisi di Alitalia passa anche per una gestione delle politiche dei trasporti a livello regionale che per la volontà di soddisfare la popolazione locale hanno sempre favorito le compagnie low cost che garantiscono un certo flusso di passeggeri a scapito di un efficienza di scala a livello nazionale. Pertanto, si dovrà pensare a trasferire la politica sui trasporti direttamente a livello centrale e non più locale così da pensare a benefici reali per la nazione e non a quelli fasulli ottenuti a livello locale che non trovano poi riscontro quando si guarda con una dimensione più grande.

Se magari oltre all’ingresso di Ferrovie di Stato e di Leonardo si pensasse anche ad un ingresso di ANAS ciò potrebbe portare ad una vera holding dei trasporti che permetta di sviluppare per ogni realtà il mezzo di trasporto più idoneo tra ferro, gomma e aria.

Nessun piano industriale può risultare adeguato, se poi vengono elargiti a livello regionale contributi per circa 100 milioni di euro l'anno camuffandoli come contratti di co-marketing tra l'altro segretati, per volere degli amministratori di talune low cost.

A questo punto Alitalia non opera in un mercato dove si parla di concorrenza sleale.

Non possono quindi mancare le riflessioni politiche per portare il governo ad una scelta coraggiosa ma sicuramente necessaria per il rilancio del sistema paese.


Articoli simili

Lascia un commento

Su