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La Francia al ballottaggio con Marine Le Pen

di Marco Sarra (RC) -

Inziamo una riflessione che cercheremo quanto mai di esprimere nella sua completezza per quanto concerne le elezioni di ieri 23 aprile in Francia per il primo turno delle elezioni presidenziali, svoltesi per scegliere il successore di François Hollande, che dopo un mandato costruito su politiche europeiste e anti popolari, islamiste ed anticristiane, globaliste e che hanno creato un forte deficit nella sicurezza del popolo francesce inondato da attacchi jihadisti che hanno prodotto molti morti, è stato costretto per una popolarità ormai ridotta al lumicino, a non ricandidarsi per un secondo mandato, cosa mai avvenuta in Francia.

Il Front National, l’estrema destra francese, ha messo a segno un risultato spettacolare alle amministrative di ieri in Francia, contrassegnate da una debacle dei socialisti di Francois Hollande e da un buon risultato della destra moderata dell’Ump.
Senza precedenti l’astensionismo che ha sfiorato il 40%, secondo il Ministero degli Interni.
I contendenti erano molteplici in questa corsa alla Presidenza della Repubblica Francesce, ma coloro che si sono aggiudicati la possibilità di accedere al ballottaggio, che si svolgerà il prossimo 7 maggio, sono Emmanuel Macron, che ha fondato un proprio movimento di centro che si chiama En marche!, e Marine Le Pen, leader del Front National schierato a destra molto più dell'evanescente schieramento rappresentato da Francois Fillon che presentava un gruppo di centrodestra gollista e Jean-Luc Mélenchon dello schieramento populista di sinistra.

Ma chi è Emmanuel Macron?
Macron che ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali francesi, con il 23,86 per cento dei consensi, si presenta come un candidato per definizione anti-sistema, anche se non ci si può dimenticare del fatto che avesse un passato da banchiere d'affari e ministro; inoltre aveva già preso parte a precedenti Governi il che ne fa un personaggio certamente ben integrato nei centri di potere finanziari e politici della Francia.
Diplomatosi presso l’Institut d’études politiques e presso l’Ecole nationale d’administration formazione scolastica che rappresenta uno dei trampolini abituali verso la funzione pubblica e la vita politica transalpina, il massimo Rappresentante (leader) del movimento “En Marche!” che lo stesso Macron definisce e colloca “né di destra né di sinistra”, quindi una sorta di centrismo liberista, ha iniziato la propria carriera nell’amministrazione statale come vice-ispettore alle Finanze. Nel 2008, fa parte della Commissione Jacques Attali, voluto dall’allora presidente di destra Nicolas Sarkozy con l’obiettivo di individuare strategie utili a rilanciare la crescita economica del paese.
Non esce mai dalla vita politica anche se lavorativamente una volta terminato l'incarico entra nella grande finanza divenendo in breve un alto dirigente di Banque Rothschild; si ricorda di lui che nel 2012, portò a conclusione un accordo della modica cifra di ben nove miliardi di euro tra la Nestlé e il gruppo Pfizer, rimasto indelebimente impresso negli annali della banca d’affari: come sottolinea anche il quotidiano Le Monde, si conquista quindi il soprannome di "banchiere di Rothschild" che non lo abbandonerà mai più; in questa esperienza intasca, secondo le informazioni comunicate e rese pubbliche dalla BFMTV, degli stipendi galattici intascando nel corso della sua breve carriera nella finanza ben 2,4 milioni in soli 18 mesi.

Dopo un'epurazione effettuata nel suo Governo dal presidente della Repubblica François Hollande, Macron entra nell'esecutivo dapprima come vice segretario generale dell’Eliseo, poi come ministro dell’Economia del secondo governo di Manuel Valls. Questo suo impegno è la motivazione che lo ha costretto, durante la campagna elettorale, a difendersi dagli attacchi di chi ha sottolineato il ruolo di primo piano ricoperto nel passato quinquennio socialista.
A questo proposito ricordiamo anche come il sindaco socialista di Parigi Anne Hidalgo ha persino dichiarato: “Macron è un uomo che si presenta come anti-sistema nonostante sia l’artefice di buona parte della politica economica adottata dal paese negli ultimi anni”. Politica che è costata (assieme ad altri fattori) la rinuncia alla candidatura per Hollande, la sconfitta alle primarie socialiste per l’ex premier Valls, ma che ha lasciato del tutto indenne Macron.

In economia propone una diversità di fattori tradizionali, la politicha economica di austerity draconiana e misure che invece puntano ad irrobustire gli investimenti pubblici. Considerando la sua visione centrista con una forte peculiarità concettuale socialista, promette infatti da una parte di imporre enormi tagli al bilancio statale, definiti in ben 60 miliardi di euro nel corso del suo quinquennio, il che si tradurrà, tra le altre cose, nella soppressione di 120mila posti nella funzione pubblica francese di cui ben 50 mila a livello statale e 70 mila negli enti locali. Questi tagli all'economia non risparmieranno neppure i fondi per la disoccupazione (-10 miliardi), l'ottica è quella di giungere ad una diminuzione della la spesa pubblica a dal 54,6 per cento del Pil al 52 per cento entro il 2022. Nel contempo, sempre il programma di Macron, prevede però un piano di investimenti da circa 50 miliardi. Di questi ben cinque nella Sanità, ulteriori nella trasformazione dell’agricoltura e nella modernizzazione della pubblica amministrazione e quindici nella transizione ecologica.

Infine anche sul piano ambientale non sono mancate aspre critiche al suo programma che mentre da una parte vorrebbe rispettare quanto affermato dalla Commissione Europea su "Perturbatori Endocrinici" e sui pesticidi, dall'altra sembra essere la naturale contiguità con il precedente Governo di sinistra per quanto riguarda il deciso supporto al nucleare e dando, anzi, sostegno pieno al nuovo reattore in costruzione a Flamanville.
Molto chiaccirata è anche la situazione sentimentale con Brigitte Trogneux, la moglie di Emmanuel Macron, di fatto una ex insegnante delle scuole superiori di venticinque anni più grande di lui; si sono sposati divenendo marito e moglie nel 2007 e dal quell'istante l'enfant prodige della politica transalpina non si allontana mai da lei. Rammentiamo infatti che è stata proprio la Trogneux ad insistere affinché il marito si presentasse alle elezioni e da quel momento è stata lei ad occuparsi di tutto consigliando sempre Macron in maniera discreta ma restando però muta in pubblico.
Ai primi di marzo è uscito il libro “Le Macrons” che racconta di Macron e della Trogneux , una coppia che condivide ogni emozione come l’ambizione per il potere.

Chi è invece Marine Le Pen?
Concetti politici innovatori come antieuropeismo, sovranismo, lotta all'immigrazione, sicurezza sono le parole d'ordine del Front National da molto prima che diventassero di moda.
Marine Le Pen sta solo raccogliendo i frutti di una battaglia condotta con spirito ed iniziata popolare, pur se con molte difficoltà in posizione di assoluta minoranza e quindici anni dopo il padre affronta, proprio per la sua ardua difesa di concetti strettamente condivisi dal popolo francese, la sfida del ballottaggio. Ha saputo sdoganare parte del lessico e della sostanza delle proposte dell'ultradestra francese che avevano relegato il Front National in posizioni molto minoritarie, oggi alcuni studiosi attribuiscono alla crescita della cosiddetta mentalità Lepenista una realtà consolidata.

Il fatto che tre francesi su dieci dichiarino apertamente ai sondaggisti che votare Front National non costituisce più una macchia di cui vergognarsi, lascia pensare che le chance di Marine Le Pen di giocarsi la partita finale al secondo turno non siano del tutto inverosimili, con la possibilità al ballottaggio di aumentare il valore percentuale.
Nonostante evidenti attacchi legali mirati a sminuire il valore della crescita della sua formazione e della Le Pen stessa, questi al contrario hanno fatto si che l'attacco della magistratura sia stato letto in chiave politica come un tentativo delle elite dominanti di fermare l'arrivo del Front National nel gotha della politica che conta. La magistratura francese ha chiesto al Parlamento europeo di decidere per la revoca dell'immunità nei confronti della Le Pen, ma anche questo passaggio probabilmente non ha inciso sulla decisione di chi aveva già scelto di votare la candidata del FN.
Tutt'ora alla luce del voto espresso dai francesi in favore di Marine Le Pen, alcuni osservatori e critici politici, affermano che forse il clima di paura che si è impadronito dei cittadini francesi in seguito agli attentati di Parigi e Nizza, alla vigilia del voto abbiano favorito l'asecesa della Le Pen, molti altri invece ritengono che nonostante l'ultimo attentato avvenuto in Francia sugli Champs Elysees non sia stato di alcun supporto in termine di voti.
Una cosa però è certa, dopo la vittoria al voto sulla Brexit, l'eventualità che la vittoria della leader transalpina del FN possa modificare gli equilibi della Ue, viene vista con grande paura dall'opposizione francese e dal Governo di Bruxelles, oltre che dall'Europa intera, anche in virtù del fatto che la minaccia, da sempre bandiera del programma della Le Pen, di un eventuale abbandono dalla Ue sarebbe considerata la fine della costruzione di un Europa comunitaria.

E' da subito stata l'unica a presentare agli elettori un programma ben delineato e senza alcuna contrapposizione ideologica, un programma netto e diviso in punti oltre i 144 impegni che la stessa Le Pen ha dichiarato di volersi assumere con i francesi.
Ecco i 6 punti fondamentali del programma di Marine:
L’Uscita dall’Ue: “Se sarò eletta convocherò entro sei mesi un referendum per la Frexit”, ha promesso la leader del Front National sostenendo che “la Ue è un fallimento, non ha mantenuto alcuno dei suoi impegni. Peggio, ci ha messo sotto tutela, ci tiene con il guinzaglio corto”. “Mi auguro – ha continuato - che il progetto europeista diventerà un brutto ricordo”.
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Patriottismo economico: non basta il ritorno al franco per reindustrializzare la Francia. Il programma prevede anche l’introduzione di un’imposta del 3% sulle importazioni che dovrebbe rendere 15 miliardi l’anno. “Questi soldi li utilizzeremo per aumentare salari e pensioni inferiori ai 1.500 euro netti mensili. In media, queste persone ne otterranno 1.000 in più all’anno", ha spiegato la leader dell'estrema destra.
Terrorismo e sicurezza: nelle 144 proposte non c’è più spazio al blocco dei migranti, invocato nel 2012. Oggi Le Pen propone di “assimilare” 10mila persone all’anno (contro le 40mila di oggi). Tuttavia “quelli che sono venuti in Francia devono aspettarsi la Francia, non pretendere di trasformarla nel loro Paese d’origine. Perché se volevano vivere come a casa loro, dovevano restarci”. "Siamo in guerra contro il fondamentalismo islamico", sostiene la leader del Front National, secondo cui il jihadismo rappresenta una globalizzazione conquistatrice. Attraverso il terrorismo, questa forza "fa strage di massa" e "vuole cancellare un sistema di valori".
L’addio alla Nato: la leader dell’estrema destra francese ha annunciato l’abbandono “del comando militare integrato della Nato”, affinché ”la Francia non sia trascinata in guerre che non sono le sue”.
Priorità nazionale: Marine Le Pen propone ai francesi una riforma costituzionale che introduca il concetto di "priorità nazionale” nel testo. In questo modo i cittadini francesi avranno una corsia preferenziale per quanto riguarda l’assegnazione delle case popolari, mentre verrà applicata una tassa sui contratti di lavoro dei cittadini stranieri.

Questi sono i due candidati che si sfideranno ai ballotaggi, la Francia esce quindi profondamente divisa sia sull'aspetto endogeno che su quello politico. La Le Pen ha aperto una nuova strada alle speranze di chi vede il Sovranismo come una soluzione ai problemi francesi, ha aperto anche un grande varco all'interno della Ue.
Rimanendo alla Francia non si vede come Macron, possibile candidato vincitore al ballotaggio, grazie anche ad una destra francese inconcludente che si schiera contro i suoi principi, possa formare un Governo Nazionale in grado di portare a termine il mandato nei prosimi cinque anni; nello stesso tempo la Le Pen sa bene che il prossimo Esecutivo nascerà già minato alla base e, una probabile caduta, sarebbe il definitivo trionfo per Marine Le Pen ed il FN, quindi proverà a contrastare l'avversario al ballottaggio forte di una seconda possibilità che la veda alla finestra pronta a trinfare in caso di un Governo debole e non costruttivo. Insomma la Francia rischia di trovarsi alla ripetizione provata di quel che fu il mandato a Jacques Chirac.
In breve la Francia è ad un passo dalla libertà, dall'uguaglianza e dalla fraternità e dalla possibilità di ripartire come ha fatto la Gran Bretagna se si avvererà la guida Lepenista.


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