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La comunicazione rivoluzionaria di Papa Francesco

di Federico Tremarco -

Papa Francesco richiama ancora una volta l'attenzione sui gravi temi sociali del nostro tempo mentre parla ai presenti durante l'udienza giubilare in piazza San Pietro. Bisogna "liberarsi da ogni forma di indifferenza, egoismo e autosufficienza", queste le parole del Pontefice.

La particolarità della comunicazione di Papa Francesco sta nel fatto che riesce a parlare di tematiche dottrinali profonde che fino ad ora erano fuori dalla portata di chi non è professante o ordinato dalla chiesa.

Facendo un'analisi sui contenuti del discorso di Papa Francesco si possono notare due passaggi molto importanti dove il Papa è riuscito a trasformare un messaggio dottrinale in messaggio sociale.

"Quante nuove schiavitù in nome di una falsa libertà", "L'uomo di oggi si illude della propria libertà come forza per ottenere tutto. Si vanta di questo, anche, ma in realtà non è così: quante illusioni vendute sotto il pretesto della libertà e quante nuove schiavitù ai nostri giorni in nome di una falsa libertà! Eh, quanti schiavi".

Nel primo passaggio, Papa Francesco potrebbe fare riferimento a quanto scritto dall'apostolo Paolo nella lettera ai Romani al capitolo 6 dove viene spiegato ai cristiani come abbandonare le pratiche del "peccato", inteso nelle più svariate forme che alla fine rendono schiavo l'uomo della sua stessa imperfezione.

Semplifica molto il concetto, richiama alle libertà dell'individuo, quelle vere, quelle sane, quelle che ti rendono veramente libero, a prescindere dal colore politico o dalla fede religiosa.

Nel secondo passaggio, Papa Francesco spiega che "il chiacchierone è un terrorista che butta la bomba, la chiacchiera, per distruggere", esortando a "lottare contro le divisioni, perché è una delle armi che ha il diavolo per distruggere la chiesa locale e la Chiesa cattolica universale".

Anche qui un forte richiamano a una delle parabole più importanti contenuta nei vangeli, di cui potete trovare un approfondimento qui.

Ecco un estratto dei primi versi:

« Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il suo nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio. »

Oggi, sarebbe impensabile, in una società così eterogenea, pretendere la perfezione da ognuno di noi e dagli altri. Rimanere vigili e non lasciarsi trasportare da "chiacchiere" che invece di costruire "distruggono", non rimanere impassibili e non alimentare la pratica del "pettegolezzo deleterio".

Proprio questo modo rivoluzionario di parlare alla gente, rende Papa Francesco unico e probabilmente solo nel tempo in cui, come dice lui, il cristiano deve essere "rivoluzionario".


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